Libertà VS stalla

Il cavallo domestico è inserito in un contesto molto diverso da quello in cui si sono evoluti i suoi antenati. Nella specie equina la selezione verificatasi nel corso della domesticazione è abbastanza breve rispetto alla selezione naturale. Gli elementi essenziali per la sopravvivenza sono invariati, ma nel caso della condizione di cattività sono gli uomini che decidono cosa può e non può fare il cavallo. In questo caso le alterazioni di comportamento possono verificarsi a causa delle diverse strategie e meccanismi di adattamento, che funzionavano correttamente nella vita allo stato selvatico, ma non sono adeguati al contesto attuale. Probabilmente, i due problemi maggiori che si possono verificare, nel cavallo tenuto in ambienti confinati, sono: come occupare il tempo disponibile e come reagire quando una reazione istintiva come la fuga è impedita.
Nella vita domestica il cavallo non deve affannarsi per sopravvivere in quanto viene alimentato con cibo e acqua a sufficienza e viene protetto dalle avversità in un ambiente confinato (anche se questo significa scarsa possibilità di movimento). Anche la vita produttiva viene sempre più controllata e ristretta nel più breve tempo possibile. In questo modo tutte le attività che hanno determinato la selezione del cavallo nel corso del processo evolutivo, possono essere praticate in un tempo molto limitato. Avviene quindi che nella vita domestica, durante una giornata, rimanga tempo in abbondanza. In natura, il poco tempo che rimane libero da necessità primarie (nutrirsi e difendersi dai predatori) viene impiegato dal gioco e dall'investigazione. Un altro periodo utile al cavallo, per ''accumulare energia'', è quello trascorso durante il riposo . Queste, necessità che sarebbero secondarie in natura, diventano molto importanti nella vita domestica ai fini di preservare il benessere del cavallo. Bisogna quindi assicurarsi che il cavallo possa impiegare il tempo che non viene trascorso dormendo. Senza valutare questa necessità il cavallo può dare origine ad alterazioni del comportamento.

La seconda differenza importante tra vita in libertà e vita domestica è dovuto alla perdita di controllo.
Ciò può avvenire in due casi:

  1. quando la sua vita è controllata dagli altri in modo talmente oppressivo che il cavallo cade in frustrazione. Questo è dovuto al fatto che non può prendere ciò di cui ha bisogno quando ne ha bisogno.
  2. quando i meccanismi deputati a controllare certi comportamenti non sono più appropriati perchè lo scopo si raggiunge in modo diverso.

Il confinamento sembra essere una delle cause fondamentali nella perdita di controllo. Il cavallo che vive in tale condizione viene tenuto chiuso finchè il proprietario non decide di tirarlo fuori; inoltre, una volta fuori, esso viene limitato nelle sue azioni in quanto gli viene richiesto un comportamento ben preciso. Stessa cosa avviene quando gli si dà da mangiare. Il cavallo riconosce molto bene i preparativi che anticipano la somministrazione dell'alimento; sa quindi che deve mangiare, ma non può farlo finchè l'uomo non porta l'alimento. Questo dà origine ad una serie di atteggiamenti di irrequietezza e a volte anche a stereotipie. Se questi atteggiamenti vengono seguiti dalla somministrazione di cibo, in base alla teoria dell'apprendimento (vedi di seguito??) gli stessi atteggiamenti possono venire rafforzati. Il cavallo può essere stressato anche quando viene costretto ad aspettare all'interno del box pur avendo già intuito (es. gli è stata messa la sella ) che il cavaliere li porterà fuori.

L'evoluzione del cavallo non ha lasciato nel suo codice genetico il fatto di dover aspettare quando vuole qualcosa, a differenza di alcuni predatori che per cacciare sono costretti a pazientare per lunghi agguati.
Altre frustrazioni legate all'ambiente confinato includono i contatti sociali. I cavalli sembrano avere una forte predisposizione a cercare il contatto sociale; per questo motivo, non è generalmente raccomandabile lasciare un cavallo da solo in un recinto: bisogna cercare di trovargli compagnia. Nell'ambiente confinato essi riescono a chiamarsi l'un l'altro, si possono vedere, ascoltarsi, odorarsi, vi sono tutti i presupposti dell'interazione sociale, ma non possono completare i normali rituali sociali. Ciò rappresenta una forma di frustrazione comportamentale.

Esiste infine il problema dell'autoregolazione. Il cavallo è fornito di un sistema di regolazione interno che si è sviluppato per essere efficiente in natura dove alcune associazioni sono state fatte per milioni di anni.
Ad esempio, i cavalli sono riusciti a soddisfare il proprio fabbisogno energetico alimentandosi con foraggi in quantità adeguate senza mangiare più del necessario. Questo renderebbe il cavallo facile preda per il nemico. Quando l'animale è sazio l'organismo trasmette al cervello un certo numero di segnali che includono il tempo di masticazione, il grado di riempimento dello stomaco, da quanto tempo non mangiava, l'esercizio fisico fatto e l'effetto che il cibo sta avendo sul livello di glucosio nel sangue e nell'intestino. A questo punto il cervello attiva un meccanismo in base al quale il cavallo smette o meno di mangiare.

Il foraggio e soprattutto gli alimenti concentrati non necessitano di una lunga masticazione nè riempiono l'intestino come gli alimenti che consumano in natura gli animali selvatici. Il risultato è che, sebbene siano soddisfatti i fabbisogni fisiologici per mantenere il proprio peso corporeo, il cervello non riconosce più i segnali citati e quindi non riesce a porre un limite all'ingestione; il cavallo sarà portato sempre a masticare. In questo modo si avranno cavalli che mangiano più del dovuto, oppure che mangiano la lettiera, il legno, la porta del box, ecc...

Questo grafico sintetizza come può cambiare la vita del nostro cavallo in base alle diverse condizioni in cui è allevato.

diverse condizioni di allevamento del cavallo

caso "A": cavalli Camargue in libertÓ.
caso "B": cavalli stabulati in gruppo con fieno ad libitum.
caso "C": cavalli stabulati con fieno ad libitum e possibilità di contatto visivo e fisico.
caso "D": cavalli con dieta ristretta in fibra, stabulati singolarmente e senza possibilità di contatto fisico.

Come dimostrano gli schemi "A" e "B" ciò che influenza maggiormente la vita dei nostri amici equini non è dovuto allo spazio a disposizione, ma soprattutto alla possibilità di contatto con i propri simili e alla disponibilità di fieno per tutta la giornata.